Settembre 2016, lo Stress dell’ Adattamento

ViviTenerife: Questo mese le gira di fare lo psicologo?
Giovanni Comoli: Né lo psicologo né il medico, solo una riflessione.
VT: Sull’adattamento?
GC: Mi sono reso conto del fatto che tutti parliamo di quanto sia bello vivere in Tenerife, di come il clima secco favorisca la salute, di come si può vivere all’aria aperta, però nessuno dice nulla di quel primo periodo in cui si soffre un forte malessere dovuto al cambio.
VT: Malessere?
GC: Non mi dica che non se lo ricorda. Tutte le persone che si trasferiscono devono superare la tappa dell’adattamento.
VT: Mi aiuti a capire di cosa si tratta…!
GC: Dunque, quando si è trasferita a vivere in quest’isola aveva dei momenti di euforia, si svegliava orgogliosa con se stessa per la decisione presa?
VT: …Sì.. posso riconoscerlo, avevo queste sensazioni!
GC: Certo, ha fatto una scelta coraggiosa, ha iniziato una nuova vita e si è ritrovata faccia a faccia con nuovi stimoli. Non è comprensibile che ci si senta emozionati e che si viva con una certa allegria?
VT: Chiaro, ci si sente meglio… soprattutto con se stessi.
GC: Vero! Però… non ricorda anche di avere vissuto dei momenti di sconforto, di avere avuto dubbi e paura di avere sbagliato? Non ha mai avuto momenti di panico, di ansia, sentito i sudori freddi sulla schiena o dei fastidiosi pruriti?
VT: Se mi soffermo a pensarci ricordo come si alternavano i momenti di euforia con quelli di una leggera preoccupazione.
GC: Certo e tutto questo è normale. Qualsiasi cambio comporta emozioni e anche gli psicologi considerano un trasferimento come una delle situazioni più pesanti da vivere. Si lasciano le proprie abitudini, i familiari, gli amici e questo non può che provocare una certa ansia.
VT: Effettivamente è uno sforzo notevole!
GC: Già! La cosa più difficile è adeguarsi a usi e costumi. Pensiamo alla diversa circolazione stradale con queste innumerevoli rotonde a due corsie e il profondo rispetto delle strisce pedonali, entrambi usi che confondono i nuovi arrivati; oppure a tutti i documenti da fare, alla difficoltà di una nuova lingua, allo stile di vita spensierato delle Canarie dove tutto si fará “mañana”. Non dimentichiamo poi, molto importante per la cultura italiana, il cambio di sapori dei prodotti alimentari.
VT: Però se si mangia benissimo nelle Canarie….!
GC: Molto bene, direi. Si trova un’ottima carne, formaggi e pesce a volontà con costi relativamente bassi. Inoltre nei mercatini degli agricoltori si compra tutta la verdura che si desidera, fresca e naturale. Bisogna però accontentarsi per la frutta che, a parte alcune qualità, è poco coltivata nelle isole e quasi tutta importata in celle frigorifere.
VT: Ha ragione…!
GC: I problemi derivano, come sempre, dalle abitudini ai gusti. Ad esempio, anche se oggi gli agricoltori canari hanno iniziato a produrre zucchine per soddisfare la domanda italiana nell’isola, non si possono paragonare i due prodotti: le locali sono molto più ricche d’acqua e poco adatte al modo italiano di cucinarle. Se poi aggiungiamo che qui si usa quasi esclusivamente la cottura elettrica per la difficoltà di approvigionarsi di gas metano, ci si rende conto di come sia difficile adeguarsi al cibo per un italiano. Inoltre nei prodotti confezionati e negli insaccati sono permessi additivi che invece sono vietati in Italia e viceversa. Tutto questo richiede uno sforzo di adeguamento che incide anche sul fisico.
VT: Perchè, che gli succede al fisico? Qui si vive meglio!
GC: Non lo discuto, però è innegabile che un cambio di abitudini stressa il nostro corpo. Pensi all’ambiente. Io vivevo in montagna a 450 mt. sul livello del mare, con un clima secco e gelido d’inverno e una forte umidità in estate. Da un giorno all’altro sono passato a vivere a livello del mare, con un clima caldo e una bassa percentuale d’umidità. Mi ero trasferito in Ottobre e ricordo che quel primo inverno, nonostante lo scappare dal freddo fosse una delle motivazioni del mio cambio, sentivo ansia per la sua mancanza come se il mio corpo lo stesse aspettando. Che dire poi della Calima, questo vento caldo che, sempre più, ci sta rovinando le estati? In quegli anni veniva poche volte, solo d’inverno, però il pulviscolo era molto più denso. Lo ricordo come un fenomeno strano e affascinante con il cielo che si tingeva di giallo, però non era certo piacevole e salutare per i miei polmoni: la respirazione diventava più affannosa.
VT: Beh, però il corpo si adegua e immagino che non ha più avuto quelle sensazioni.
GC: Sì, ha ragione! Già l’inverno successivo ero perfettamente adattato.
VT: Quindi non è un periodo lungo.
GC: No, in qualche mese ci si abitua e ci si adegua. Si tratta però di un cambio profondo che richiede uno sforzo di adattamento senza il quale si finisce per tornare indietro. Come sostengo sempre, queste “piccole” difficoltà diventano insopportabili nei casi in cui non abbiamo una reale e importante motivazione al cambio.

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